“Tu
non sai ancora il mio nome, com’è che non me lo chiedi?” “Se è per questo anche
tu non hai ancora chiesto il mio…” “Già, abbiamo saltato le presentazioni
quando sei salita in macchina. Sono Giulio, piacere!” e dicendolo le tese la
mano, lei gliel’afferrò in una stretta piuttosto energica, qualcuno, fin da
quand’era piccola, le aveva insegnato che si faceva così, che bisognava stringere
forte.
“Mi chiamo Laura e il mio non è molto un piacere!” “Eh… Non posso darti torto, Laura” passò qualche secondo prima che
l’uomo riprendesse a parlare “Bene, ora che ci conosciamo, ora che è successo
il casino che è successo e dovendo decidere, assieme, sul da farsi, penso sia
giusto spiegarti alcune cose…
Diversi anni fa, un po’ com’è successo stasera con te, avevo offerto un
passaggio ad una ragazza, anzi inizialmente mi ero fermato a soccorrerla,
perché l’avevo vista cadere. Aveva appena cominciato a piovere e lei,
bellissima mi piomba in auto e mi chiede se potessi offrirle riparo per qualche
minuto che presto qualcuno sarebbe venuto a prenderla. Ricordo come fosse ieri
quel giorno. Ad un certo punto mi strilla di portarla via di lì, di correre
lontano ed io intanto non sapevo cosa fare, lei piangeva, piangeva disperata…
Metto in moto la macchina e prendiamo a girovagare senza una meta precisa, un
po’ alla volta ritorna in sé e comincia a raccontarmi la sua storia e di come
si sentisse oppressa da quella vita che non le apparteneva.” Giulio interruppe
per qualche momento il racconto, chiuse gli occhi come a ripercorrere meglio
quel passato che stava raccontando, quasi come lo stesse vedendo dal di fuori.
Laura d’altro canto aveva cominciato a spaventarsi, immaginava che quel tale
andasse alla ricerca di ragazzine da caricare in macchina, violentare ed
ammazzare dopo ore di lunghe torture ed ora non aveva neanche più il coltello
fra le mani, con un filo di voce gli chiese: “Perché mi stai raccontando
questo?” “Non ti spaventare… ti spiego tutto, è che è così… cioè… questo
incidente proprio non mi ci voleva… vedi… ora non trarre conclusioni
affrettate, ma… è non è nemmeno un anno che sono uscito di carcere” Carcere?!? Aveva capito bene? Laura non
sapeva che fare, era pietrificata, voleva scappare, ma non ce la faceva a
muoversi, mentre lui parlava lei pensava che le sue paure erano fondate,
pensava a cosa fare nel caso in cui le si fosse avvicinato “un calcio alle palle,
sì, è l’unica cosa che posso fare…”.
L’uomo riprese a parlare, pur sapendo che ormai lei era terrorizzata da lui, dalla
storia che aveva raccontato fino a quel momento, e che anche spigandole i fatti
com’erano andati veramente, era praticamente impossibile che lei gli credesse.
Era spacciato, sarebbe finito di nuovo al fresco. Ingiustamente, ancora.
“Ti dicevo, andando per ordine… Quella donna, Lorenza, di lì a pochi mesi,
sarebbe diventata mia moglie. Mi pareva impossibile che una donna tanto bella e
intelligente e dolce, in gamba… era meravigliosa… potesse volere me, si fosse
innamorata di questo bizzarro uomo, per niente attraente… eppure così è andata,
strana la vita a volte, eh? Ma come si
dice, quello che ti viene dato, poi ti viene anche ripreso e la maggior parte
delle volte con tanto di interessi.
Lorenza era l’unica figlia di una ricca famiglia del Ferrarese, l’azienda del
padre era una fra le maggiori fabbriche nel settore del siderurgico in Italia
ed io, un povero insegnante di chimica in un istituto tecnico di un piccolo
paese del Polesine, potrai ben immaginare la gioia con cui mi hanno accolto in
quella Casa.
E Lorenza che di quella vita non ne poteva più. Appena sposati decise di tagliare
completamente i rapporti con i suoi genitori, preferiva una vita, ai miei occhi…
mediocre. Ma per lei non era così, era felice di quel poco che potevo offrirle,
era felice se ogni tanto la portavo fuori in laguna quando andavo a pesca…
[source]
lei
se ne stava lì distesa a prendere il sole, su quella barchetta scassata, a
leggere i suoi libri, spesso
in inglese, voleva tenere allenata la lingua perchè
“non si sa mai…”, alternandoli a qualche rivista da femmina.
Era felice di
andarsene in giro in bici, sbrigare qualche commissione, amava il lavoro in
quella piccola libreria di paese, le piaceva cucinare, prendersi cura di cose
semplici, forse banali. Ma non è così scontato, per chi, come lei, non ha mai
avuto la possibilità di fare qualcosa di diverso da quello che le si imponeva.
Bando alle ciance, sto divagando… un giorno di Aprile, era un venerdì, venerdì
nove di tre anni fa, per l’esattezza, rientro a casa da lavoro, erano le sei di
sera, mi ero fermato a scuola anche nel pomeriggio, perché c’era stata un’assemblea…
e lei non c’era. Così su due piedi ho pensato che fosse andata a correre, faceva
jogging quasi tutte le sere e quella sera era particolarmente calda per essere
l’inizio di Aprile. Da quel momento in poi non l’ho più vista, Lorenza è
sparita.”
Brigitta Destro
Nessun commento:
Posta un commento